Immagina un condominio durante un’emergenza. Viene dato l’allarme. Chi cammina scende le scale in pochi secondi. Ma chi vive al quinto piano su una sedia a rotelle? Chi non sente l’allarme acustico o non può vedere quello visivo? Chi, per un infortunio temporaneo, quel giorno non può fare le scale come sempre?
Per decenni la risposta della prevenzione incendi è stata la stessa per chiunque: uscire, subito, da soli. Oggi sappiamo che questo modello, per quanto sia stato un punto di riferimento, lascia scoperte troppe persone reali che vivono e lavorano nei nostri edifici.
Immagina un condominio durante un’emergenza. Viene dato l’allarme. Chi cammina scende le scale in pochi secondi. Ma chi vive al quinto piano su una sedia a rotelle? Chi non sente l’allarme acustico o non può percepire un segnale visivo? Chi, per un infortunio temporaneo, quel giorno non può fare le scale come sempre?
Per decenni la risposta della prevenzione incendi è stata basata sull’idea che tutti gli occupanti potessero evacuare nello stesso modo. Oggi sappiamo che questo modello, per quanto sia stato un punto di riferimento, richiede soluzioni capaci di considerare le persone reali che vivono e lavorano nei nostri edifici.
Il vecchio schema non basta più
L’idea di partenza era semplice: quando scatta l’incendio, tutti abbandonano l’edificio nello stesso modo e nello stesso tempo. Funzionava bene sulla carta, molto meno nella realtà di scuole, uffici, negozi, alberghi e soprattutto condomini, dove ogni giorno convivono persone con esigenze molto diverse: anziani, persone con disabilità motorie o sensoriali, genitori con bambini piccoli, persone temporaneamente infortunate.
Continuare a progettare la sicurezza pensando a un “occupante medio” significa trascurare le diverse condizioni che possono caratterizzare le persone presenti in un edificio.
La sicurezza inclusiva: soluzioni progettuali commisurate alle diverse esigenze
La progettazione antincendio considera le caratteristiche degli occupanti e prevede soluzioni commisurate alle diverse esigenze.
Significa:
- garantire che il sistema di allarme sia percepibile dagli occupanti, adottando modalità adeguate alle caratteristiche delle persone presenti e dell’attività
- prevedere percorsi e soluzioni pensati anche per chi non può utilizzare autonomamente le scale
- offrire, quando previsto dalla strategia di esodo, un luogo protetto dove attendere i soccorsi in sicurezza
- avere un piano di emergenza concreto, aggiornato e realmente applicabile
Gli “spazi calmi”: un’idea semplice, ma decisiva
Una delle soluzioni previste dalla strategia antincendio è lo spazio calmo: un’area protetta e compartimentata dove chi non riesce a raggiungere autonomamente un luogo sicuro attraverso le vie d’esodo può attendere in sicurezza l’arrivo dei soccorritori.
Lo spazio calmo rappresenta una specifica soluzione per la gestione dell’esodo e può assumere un ruolo importante negli edifici multipiano e nelle attività in cui sono presenti occupanti con particolari esigenze.
Il sistema di allarme deve essere percepibile dagli occupanti, adottando modalità adeguate alle caratteristiche delle persone presenti e dell’attività. A seconda del contesto, possono essere previste modalità acustiche, visive o altre soluzioni idonee, integrate con indicazioni chiare e procedure organizzative pensate per essere comprese e seguite anche in condizioni di stress.
E la normativa? C’è, ed è articolata
Il tema della sicurezza inclusiva trova riferimento in un quadro normativo articolato, che comprende la Costituzione, la L. 13/1989 e il D.M. 236/1989 per il superamento delle barriere architettoniche, il D.Lgs. 81/2008 per la sicurezza nei luoghi di lavoro, il D.P.R. 151/2011 per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, il D.M. 3 agosto 2015 e successive modifiche, “Codice di prevenzione incendi”, e il D.M. 2 settembre 2021 per la gestione della sicurezza antincendio in esercizio ed emergenza.
Il Codice di prevenzione incendi considera le caratteristiche degli occupanti nella progettazione del sistema d’esodo e prevede specifiche soluzioni quando alcuni occupanti non siano in grado di utilizzare autonomamente le vie d’esodo verticali.
Il D.M. 2 settembre 2021 dedica particolare attenzione alla gestione della sicurezza antincendio e alla pianificazione dell’emergenza, considerando anche le esigenze delle persone con caratteristiche o necessità specifiche.
Un messaggio diretto per chi amministra condomini
Se amministri uno o più condomini, questo tema riguarda direttamente te.
La gestione dell’emergenza richiede di considerare le caratteristiche degli occupanti, predisporre procedure adeguate e aggiornate, formare gli addetti e prevedere specifiche indicazioni anche per le persone con esigenze speciali.
Un Piano di emergenza efficace deve prevedere procedure specifiche anche per le persone con esigenze speciali.
Un piano concreto, aggiornato e realmente applicabile permette di trasformare le indicazioni contenute nei documenti in procedure operative da seguire durante un’emergenza.
Gli addetti devono essere formati e preparati a gestire le procedure di emergenza previste per l’attività, comprese le specifiche esigenze degli occupanti.
Farsi trovare pronti significa trasformare la sicurezza progettata in una gestione concreta dell’emergenza.
Il nostro network di professionisti è a disposizione per effettuare un’analisi documentale e tecnica dello stato di conformità antincendio della tua attività, aggiornare o costruire da zero un piano di emergenza realmente inclusivo ed efficace, e affiancarti nella formazione degli addetti e nella gestione della sicurezza nel tempo.
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